Un folle o un genio? Un criminale o un artista? Uno psicopatico o un sognatore? Tratteggiare la figura di Lucio Domizio Enobarbo, diventato poi Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico, che ha calpestato questo mondo per soli 31 anni vissuti in una accelerazione costante, assoluta e distruttiva, non è cosa semplice. Quello che sappiamo di lui non è verità assoluta perché i suoi biografi, Svetonio e Tacito su tutti, non sono suoi contemporanei, attingono a fonti in gran parte orali ed hanno avuto una grossa parte di responsabilità nell’attribuire a Nerone qualsiasi nefandezza, come l’incendio di Roma, che oggi gli storici in massima parte smentiscono.

Quello che invece sappiamo con certezza è che Nerone voleva fare l’artista, si sentiva un artista e quando, ad appena 16 anni, diventa imperatore sotto la oppressiva ed interessata protezione di sua madre Agrippina e dei cortigiani che in un palazzo del potere non mancano mai, Nerone soffre. Soffre ad essere costretto ad occuparsi di cose che non sente sue e a dover lasciare di lato la sua anima artistica e creativa. Ed interpreta il ruolo alla sua maniera, staccandosi negli anni sempre più dalla madre ed affermando una guida diversa dello Stato. Durante il suo regno Roma conobbe un lungo periodo di pace. Nerone infatti non si impegnò in guerre di conquista ma promosse le arti. In occasione del suo viaggio in Grecia del 66 d.C. partecipò ai giochi olimpici, pitici, istmici e nemei, cimentandosi in gare di canto, teatro, atletica e come auriga, arrivando a vincere ben 1808 tra medaglie e premi. Amò, ricambiato, il popolo. Di lui si ricorda anche la grande capacità urbanistica, rappresentata dall’ideazione e costruzione della Domus Aurea che, con i suoi 250 ettari di estensione, ridisegnò Roma bruciata dal grande incendio.

In quell’epoca assolutista si scontrò con giochi di potere durissimi e per resistere a questa pressione diventò inevitabilmente simile ai personaggi che lo circondano, ordinando delitti e misfatti come l’uccisione di sua madre e di sua moglie, per difendere il suo potere. Il vortice è iniziato e condurrà Nerone sempre più giù fino al suicidio, il 9 giugno del 68. Puntandosi il pugnale alla gola la sua ultima frase fu: “Qualis artifex pereo” ovvero “Quale razza di artista muore con me”. Una morte scenica, come una vera rock star maledetta.Nerone non fu solo un indimenticabile Imperatore, fu la prima grande rock star della storia. "Divo Nerone" racconta i 14 anni che sconvolsero il mondo, quelli del suo regno.

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